Le mie immagini preferite






22-06-2015

Wynn Bullock

“Spirit lies all around us, waiting only to be perceived” Wynn Bullock

La materia prima della fotografia, si sa, è la luce, e credo che questa immagine sia la più adatta per iniziare il mio piccolo racconto su questo mezzo espressivo e sui miei fotografi preferiti.

 

 

“Let there be light” e molte altre opere di Bullock (di cui scriverò più avanti) credo siano delle dichiarazioni d’amore nei confronti della luce, lo testimoniano anche molte delle sue frasi, tra cui questa:  "Ho sempre amato la  luce...la sua manifestazione funge da simbolo dei grandi segreti di quello che non conosciamo. La creatività mi ha permesso di rivelare e provare passo dopo passo quello che non si conosce. Sebbene so di aver percorso solo un breve tratto, ogni passo in questa direzione è stata un'esperienza trascendentale".

Trovo questa fotografia molto suggestiva, soprattutto trovo incredibile che quel punto luminoso lì in cima sia la fonte di tutti quei segni, quelle vibrazioni, quell'alternanza di toni che si vedono scendendo con lo sguardo. Da una vista di un paesaggio notturno è riuscito a creare un'immagine che non mi stancherei mai di guardare.

Le opere più importanti di Bullock nascono agli inizi del 1950 e seguono le orme della linea purista dei pionieri della fotografia moderna, cioè Alfred Stieglitz, Edward Weston e Paul Strand.

Per linea purista si intende un uso realistico del mezzo fotografico, cioè riprendere il soggetto così com’è, senza sostanziali manipolazioni sia in fase di ripresa che in stampa. Anzi questi fotografi hanno usato macchine di grande formato per cercare la massima nitidezza e una grande profondità di campo per avere tutto a fuoco.

Questo significa avere la capacità di trovare la realtà straordinaria già così com’è e riporre una gran fiducia nel processo fotografico. Secondo Bullock “l’apparecchio fotografico non è solo l’estensione dell’occhio: esso vede più lontano, più vicino, più lentamente o più rapidamente, comunque più incisivamente dell’occhio, esso rappresenta la possibilità di rendere percettibile anche l’invisibile”.

Questa fotografia ha riscosso molto successo, è stata una delle immagini più importanti della mostra "The familiy of man", una delle esposizioni maggior successo tenutesi al Museum of Modern Art of New York, curata da Edward Steichen, la stessa persona che ha suggerito a Bullock usare questa citazione biblica per intitolare l'opera. 

 

 

Se ho conosciuto le opere di Wynn Bullock è per merito di Roberto Salbitani, che me ne ha parlato durante i suoi corsi di fotografia (www.scuolafotografianatura.it) e mi ha regalato una copia della rivista “Progresso Fotografico”, il numero di Giugno 1976, dove c’è un suo importante articolo sui fotografi di paesaggio.

 

Il suo articolo si apriva con queste parole:” " Con la morte di Wynn Bullock si spegneva verso la fine dell'anno scorso non solo uno tra i più grandi autori americani(..) ma un modo stesso di intendere la natura e di fotografarla. Natura come test di conoscenza , come mezzo d'indagine sui perchè e sui come dell'esistenza umana.

 

 

Light is the raw material of photography, and I think this is the perfect image to begin my little report about this medium and my favorite photographers.

"Let there be light" and many other works of Bullock (of which I will write later) I think they are declarations of love to the light, which is proved by many of his sentences, including this: "I've always loved the light. ..Its manifestations serves as symbols of the greatest secrets of the unknown. Creativity has enabled me to probeand reveal step by step the unknown. Even thought I know I can only travel a short distance, every step in that direction is a transcendental experience. "

I find this photograph very evocative, the bright spot of light in the top of the photography the source of all those signs, those vibrations, that chiaroscuro it. From a view of a night landscape it has managed to create an image that I never get tired of watching.

The most important works of Bullock born in the second half of the twentieth century, and follow the pioneers of modern photography:Stieglitz, Weston and Strand, also called purist photographer.

For the purist to photography means a realistic use of the medium, to shoot the subject as it is, without manipulation in shooting and in print. These photographers have used large format cameras to search in order to have the maximum sharpness and a large depth of field to get everything in focus.

This means having the ability to find the reality extraordinary as it is and put a lot of confidence in the photographic process. According to Bullock "the camera is not just an extension of the eye: it sees farther, closer, slower or faster, and always more incisively than the eye, and it is a chance to make perceptible even the invisible" .

This photograph was very successful, it was one of the most important images of the exhibition "The familiy of man", one of the most important exhibitions held at the Museum of Modern Art of New York, curated by Edward Steichen, the same person who suggested to Bullock to give this name biblical work.

Roberto Salbitani told me about Bullock during his photography workshops (www.scuolafotografianatura.it) and gave me a copy of the journal "Progresso Fotografico", June 1976, where there is an important article on landscape photographers.

His article began with these words: "" With the death of Wynn Bullock we miss not only one of the greatest American authors (..) but a very way of understanding the nature and to photograph . Nature as a test of knowledge, as a means of existential research of  the human existence.