Le mie immagini preferite






29-06-2015

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi_Giacomelli

Mario Giacomelli è il mio fotografo preferito, e non solo per le sue opere straordinarie, ma anche per il suo modo di vivere la fotografia.           

Giacomelli cercava una presa di coscienza sulla vita ed ogni foto è una domanda su quella realtà che cercava di comprendere.

La stampa poi cercava di essere una risposta a questo, una perla creata con difficoltà e con sacrificio.

Questa immagine per me rappresenta una delle emozioni più grandi che ho provato da quando mi interesso di fotografia.

Avevo già visto nei libri fotografici "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", una sere di fotografie riprese nell'ospizio di Senigallia tra il 1954 e il 1983, e sinceramente un po’ mi turbava.

 

 

Ma quando ho visitato una mostra antologica di Giacomelli a Milano e ho visto questo bacio tra due anziani (che poi documentandomi ho saputo che erano due antichi innamorati che la vita ha separato e l’ospizio riunito), ho provato come una folgorazione, la sensazione di essere davanti a qualcosa di straordinario e di averne percepito il mistero.

Probabilmente se non avessi visto la stampa originale sarei rimasto più indifferente a questa immagine. Ecco l'importanza di vedere mostre e le stampe dal vivo. Il fatto che questa foto sia passata fisicamente tra le mani e sotto gli occhi di Mario Giacomelli mi fa star bene, mi dà una sensazione di sicurezza e di vicinanza con l'autore.

Questo lavoro ha subito molte critiche. Ho letto un anneddoto nel libro "La mia vita intera" (di Simona Guerra, edizioni Bruno Mondadori) dove racconta che Giacomelli sia stato accusato verbalmente di prendere in giro i vecchi.

In questo video c’è la possibilità di sentire la sua voce e di sapere quale sia stata la sua risposta a quell’accusa, e ritengo di poter essere sicuro della sua innocenza e che il pensiero di prendere in giro queste persone non lo avesse mai attraversato.

 

Anche fotografi di fama hanno commentato non molto positivamente queste immagini, ritenendolo un lavoro troppo duro nei confronti dei soggetti.

Credo che questo lavoro non sia facilmente difendibile, e che di sicuro per l'autore abbia rappresentato un peso di responsabilità non indifferente.

Ma quella Domenica mattina ho visto queste opere sotto una luce nuova, ed appassionandomi a questo lavoro e cercando altre informazioni sulla sua genesi, ho trovato queste parole di Mario Giacomelli, alle quali secondo me non è giusto aggiungerne altre:

“Non ho fatto belle immagini, non ho fatto niente. Sono stato uno che si è nascosto in un posto che chiamavano ospizio e per me invece era uno specchio interiore dove io riuscivo a guardare dentro di me.

Guardando loro sentivo che le mie paure non erano una cosa inventata, ma era una cosa che stavo vivendo, delle considerazioni in cui purtroppo sono prigioniero.

Vorrei fuggire da questa realtà, trovarmi in una situazione ben diversa, quella inutile della poesia che è poi quella inutile della vita, se la vita è questa” Mario Giacomelli.